Da trent'anni il mito Guevara cresce ma questo non significa che lo si conosca meglio. Anche a Cuba, per decenni, si è preferito venerare l'icona del "guerrillero eroico", senza fare i conti, ad esempio, con la sua riflessione critica sul "socialismo reale". Così a Cuba si è continuato a pubblicare poco mentre all'estero sono stati venduti libri soprattutto fotografici e del periodo giovanile, spesso solo per operazioni commerciali. Culminate in Italia con la vendita - nei primi anni Duemila - dei diritti su tutte le opere di Guevara alla Mondadori di Silvio Berlusconi.
È solo negli ultimi anni che si sono potute finalmente conoscere a Cuba le critiche di Guevara all'Urss e alla sua influenza su Cuba. Questo libro, che riproponiamo con una nuova e aggiornata introduzione e conclusione dell'autore, si concentra su questo aspetto, tracciando un vivace ritratto del "Guevara sconosciuto", ricostruendone aspetti poco noti - tra cui la vicenda discussa della morte - o deliberatamente taciuti, corredati da nuovi documenti inediti. Tracciando un bilancio di cosa rimane del Che a Cuba - specie dopo la morte di Fidel -, in America Latina e nel mondo occidentale.
Guevara è stato banalizzato e mitizzato non solo a Cuba. Anche in Europa, dove la maggioranza degli esponenti del movimento operaio tradizionale non lo hanno amato e lo hanno esorcizzato variamente ogni volta che è riapparso. Le giovani generazioni, per reazione, lo hanno venerato impoverendone il messaggio, riducendone in definitiva l'immagine a quella del "guerrigliero eroico" (di chi, come diceva una canzone di quarant'anni fa, "invece di parlare, spara").Guevara, invece, è stato un geniale riscopritore del marxismo. Un uomo che negli anni Sessanta, carichi di speranze ma anche di fumosità che preannunciavano l'abbandono successivo di ogni utilizzazione pur rituale del marxismo, ha saputo "ritornare alla fonte".
Anonimo -