In questo romanzo non c'è nulla di banale, nulla di scontato, ogni capitolo è una scoperta continua e ogni scoperta è la comprensione di tutto quanto raccontato prima. La sensazione che avvolge il lettore attraverso queste pagine è quella di un magnifico puzzle, i cui tasselli si incontrano con velocità sempre maggiore, incastrandosi fino alla conclusione, simpatica e straordinaria. E non sono sempre "simpatici" nè "straordinari" i passi per mezzo dei quali l'autore ci accompagna, visto che qui hanno pieno diritto di cittadinanza il bello ma anche il brutto, la specialità ma anche la normalità. Il segreto fascino del libro sta proprio nel fatto che il "brutto" ha il suo riscatto: già dopo poche righe ci appare bello, bellissimo; e la "normalità" ha la sua rivincita: rivendica infatti un'eccezionalità che fa riflettere. Il continuo oscillare del racconto fra Milano, Venezia e il Mondo, non rinchiude entro recinti la nostra fantasia: potremmo così godere dell'ammaliante fascino della natura così come dell'arte, della città così come della "suburbia", delle catene montuose così come della barena marina.
Anonimo -