Forza e fragilità: due termini così contrapposti che qualsiasi tentativo di stabilire una connessione tra loro rischia di sembrare "poco più di una civetteria". Anzi, potrebbe risultare addirittura "scandaloso" porre la fragilità come presupposto indispensabile per la forza. Eppure tutto ciò appartiene già alla vicenda terrena di Gesù di Nazaret, cominciata in una stalla e finita su una croce. La fragilità più estrema. Almeno all'apparenza. Sì, perché se guardiamo oltre il visibile, nella luce della risurrezione, scorgiamo quel paradosso che la Bibbia e la liturgia non si stancano di proclamare, e che san Paolo ha sintetizzato in una formulazione vertiginosa: "Quando sono debole, è allora che sono forte" (2Cor 12,10).
Per noi creature, segnate dall'esperienza della morte e del fallimento, il messaggio è sconvolgente: issuta in lui, il Dio fatto carne, la fragilità diventa forza, porta sulla speranza. E "anche la notte si riempie di luce".
Anonimo -